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BEATO
ENRICO D'UNGHERIA
PASSANO ED
IL SUO BEATO
LA
STRADA DEI PELLEGRINI - La provinciale Rimini-Coriano-Osteria Nuova, detta la Flaminia Conca,
perché collega l'antica strada romana Flaminia a Rimini con la Valle de1 fiume
Conca, è sempre stata una delle più importanti arterie dell'entroterra riminese. Col suo breve percorso di appena 16
chilometri, collega tra loro i comuni di Rimini, Coriano, Montecolombo, Montescudo e Gemmano, permettendo anche l'accesso ai
comuni di Riccione, Misano Adriatico, San Clemente e Montefiore Conca,
nonché a tutte le località della Valconca, sia romagnola che
marchigiana.
Le origini di questa strada, si perdono nel cuore del Medioevo, quando
era considerata la più sicura e la meno frequentata dal brigantaggio.
Tra i più abituali frequentatori vi erano anche i molteplici pellegrini
che, pregando e cantando le più svariate laudi, contavano di
raggiungere i noti santuari di Loreto, Assisi e Roma, tralasciando di
percorrere la strada romana costiera, molto praticata e malsicura.
Il fascino paesaggistico della nostra strada
stimolava certamente il forestiero: gli scorci sul mare ed i variopinti
colori della campagna collinare, erano sicuramente contemplati nelle orazioni.
contemplati nelle orazioni.
contemplati nelle orazioni.
Oltre i grossi centri sopra citati, piccoli borghi tranquilli si trovano
ubicati lungo il suo percorso; alcuni, seppure modesti, sono assai
conosciuti. Nel comune di Coriano troviamo Passano, giusto di passaggio
tra i centri di Coriano e San Savino, una delle più piccole frazioni
del comune, abitata ai giorni nostri da poco più di trecento anime, per
lo più dedite al lavoro dei campi: gente semplice, ben radicata nelle
più antiche origini romagnole e sempre viva nel valorizzare e
tramandare le proprie tradizioni popolari e religiose.

PASSANO - Il nome Passano inizia a farsi conoscere con la costruzione di una
semplice Cappella nel IX secolo, per opera del vescovo riminese Uberto e
subito dedicata a San Giovanni Evangelista. Si cita ancora il nome
Passano nell'elenco delle decime pagate a Papa Lucio II dalla Diocesi di
Rimini nell'anno 1144 e ancora, con il Cardinale Anglico nel 1371 nella
sua descrizione della Romagna, recitando la VILLA CAPELLE PASCIANO. Papa
Bonifaccio IX nel 1401 conferma, al Vescovo di Rimini Bartolomeo, alcuni
privilegi, citando la ECCLESIAM S. JOANNIS IN PASCIANO.
Molte visite pastorali hanno interessato
la parrocchia di Passano, grazie anche alla presenza di un Pio
Pellegrino morto in odore di santità. Nei pochi resti dell'archivio
parrocchiale, troviamo note dei seguenti vescovi: G.B. Catelli (1577),
Marco Calli (1660), Giovanni Antonio da Via (1706), Renato Massa (1730),
Alessandro Guiccioli (1747) e Vincenzo Ferretti (1780) ed è negli
scritti di quest'ultimo che si nomina la chiesa di Passano come
parrocchiale, descrivendo la chiesa composta di tre navate di cui una
contenente fino al XVI secolo l'urna di vetro con i Santi Resti del Pio
Pellegrino, con le testuali parole BEATI HENRICI OSSA ET CINERE, la cui
venerazione era molto diffusa in tutto il riminese.
Nei secoli XVI e XVII Passano ebbe
grande importanza anche grazie al suo castello malatestiano che, insieme
a quello di Sant'Andrea in Besanigo ed a San Patrignano, formarono il
Bargellato di Rimini, godendo di larghe autonomie. Nel 1797 Passano
venne incluso nel Dipartimento del Rubicone, ma tramontata l'epopea
napoleonica e divisa la Romagna nelle due provincie di Forlì e Ravenna
con Motu Propio di Pio VII, Passano venne aggregato al comune di
Montecolombo. Dopo l'energica protesta dei Deputati del Mandamento di
Coriano, che abbracciava i territori compresi dall'Ausa al Conca, al
Governo Provinciale, Passano venne per breve tempo aggregato al comune
di San Clemente e quindi inserito nel territorio del comune di Coriano,
che ne assorbì gli eventi e le sorti.
LA CHIESA PARROCCHIALE - Terra sismica come buona parte della Romagna, Passano subì tremendi
terremoti; si ricorda quello dell'anno 1672 che fece perdere il castello
ed il borgo Medioevale. Anche la chiesa parrocchiale subì lesioni assai
gravi; altri sismi disastrosi avvennero nel 1875 e 1916, quest'ultimo
risultò disastroso per tutto il Circondario riminese.
La chiesa parrocchiale di Passano fu
adorna di tele della Scuola riminese e di statue raffiguranti Santi e
Madonne fino alla totale distruzione, avvenuta negli eventi bellici del
1944, tristemente noti. Fin dall'Episcopato di Gian Battista Castelli,
fu aperto al culto, e lo è tutt'ora, l'Oratorio della Beata Vergine
della Consolazione.
Nell'attuale chiesa parrocchiale,
ricostruita dopo la 2° guerra mondiale per opera dell'attuale parroco
Don Francesco Maria Giuliani e di tutti i passanesi, venne posta nella
Cappella di destra la statua del BEATO ENRICO D'UNGHERIA contenente i
poveri resti del Pio Pellegrino, nella stessa Cappella è anche posta
l'urna funeraria dove sicuramente il Beato fu riposto dopo la prima
precaria sepoltura.
Ed è proprio sul Beato Enrico
d'Ungheria che vorrei soffermarmi, per rispolverare un poco la sua fama,
ormai limitata tra i passanesi, una storia degna di essere ripresentata
come quella di un illustre personaggio, facente parte della storia della
nostra terra corianese.
IL BEATO ENRICO - Possiamo dedurre dagli scarsissimi scritti pervenutici che Enrico nacque
in terra ungherese nel XIII secolo, da famiglia sicuramente di sani
principi cristiani, dedita al lavoro ed alla buona educazione dei figli.
Enrico passò la sua fanciullezza assorbendo le virtù familiari,
dimostrando obbedienza e laboriosità, nonché un giusto comportamento
con gli amici ed è proprio con alcuni amici che Enrico decise di
intraprendere un faticoso e lungo viaggio verso Assisi, per acquistare
il tutt'ora celebrato Santo Perdono.
Giunto in terra di Romagna, precisamente
a Rimini, eccolo incamminarsi sulla nostra strada, sicuramente percorsa
in altre date dal Beato Amato e San Rocco.
Già stanco e assai debole, sebbene in giovane età, circa venticinque
anni, le sue forze non gli permisero di continuare il suo
pellegrinaggio, se non di pochi chilometri oltre Coriano; infatti giunto
a Passano, la sua malattia peggiorò, tanto da obbligarlo a compiere una
sosta imprevista. I compagni continuarono il loro itinerario, lasciando
il giovane Enrico nel Tempietto della Beata Vergine della Consolazione,
ben curato da alcuni passanesi, che subito intravvidero nel ragazzo un
alone di soave misticismo.
Sappiamo il giorno della sua
morte, il 1° agosto, sappiamo delle amorevoli cure dei passanesi e
della sua sepoltura nel locale cimitero, ma non sappiamo della sua
malattia e dell'anno della morte.
Storia e leggenda si confondono per narrarci di alcuni prodigi di
Enrico: si narra che dopo la sepoltura, sulla tomba spuntarono due
candidissimi gigli. Un altro fatto avvenne in Coriano e così racconta:
Pandolfo Malatesta residente nel castello di Coriano, ordinò il
trasferimento del Beato nella chiesa parrocchiale di Coriano, ritenendo
tale sede più idonea ad ospitare il personaggio, ma misteriosamente, il
giorno dopo il trasferimento, il Beato Corpo fu ritrovato nel luogo dove
da cui era stato rimosso. Ma non è tutto: alcune soldataglie spagnole
in sosta a Coriano e dintorni nel 1620, si sistemarono anche nei pressi
della chiesa di Passano, commettendo atti sacrileghi e si narra di un
soldato che, profanando la tomba del Beato, col pronunciare parole
blasfeme, cadde da cavallo tramortito e, subito soccorso, comprese la
sua malvagità, promettendo rispetto e venerazione per il Beato.
L'Amore dei passanesi per il loro Enrico volle la costruzione di una
Celletta, forse sul luogo dove il Pio Pellegrino stremato interruppe il
suo andare e là essi stabilirono nella 1° domenica di agosto il giorno
del suo festeggiamento.
Il Beato Enrico, con la sua breve presenza in terra corianese, ha
sicuramente arricchito la nostra cultura e riempito la nostra storia con
la sua modesta ed umile figura.

IL CULTO - La venerazione
per il Beato Enrico è ancora assai
localmente elevata. Nella prima domenica di agosto, giornata che
più si avvicina al due agosto, ricorrenza del Perdono d’Assisi, nella
parrocchia di San Giovanni Evangelista di Passano, si festeggia
solennemente la figura del giovane pellegrino.
Diverse sono le sacre cerimonie che i numerosi fedeli rivolgono al
giovane pellegrino: preghiere particolari, Sante Messe cantata, solenne
processione con il prezioso reliquario ed il bacio della reliquia.. Al
beato in cambio richiedono la protezione della gioventù e delle persone
che attraverso i vari atti di fede lo invocano.
L’occasione della
festa della prima domenica di agosto, richiama gente da buona parte del
comune di Coriano e dai comune
limitrofi, molti dei quali ex passanesi, attenti alle vecchie tradizioni
cristiano-popolari, ligi nel tramandarle da padre in figlio, come quella
di rinnovare ogni tanto, il nome di Enrico in un nuovo nascituro.
Il beato Enrico ha un suo inno ed una invocante preghiera, l’inno
composto nel 1999 sia nel testo che nella musica, dal corianese Marzio
Cavallucci, docente presso la Scuola Media Statale di Coriano,
risulta abbastanza conosciuto e viene eseguito nei momenti
solenni; la preghiera viene normalmente recitata singolarmente o
coralmente durante le festività e nei momenti di forte bisogno della
fede.
(da
Storie e Racconti Locali di Marzio Cavallucci - 1991)

CHIESA PARROCCHIALE DI
"SAN GIOVANNI EVANGELISTA"
PASSANO DI CORIANO
ANTICA URNA DOVE FU RIPOSTO IL CORPO DEL
BEATO ENRICO D'UNGHERIA
PREGHIERA AL “BEATO
ENRICO D'UNGHERIA”
O glorioso Beato Enrio,
che intraprendesti a piedi il lungo cammino
che dai Balcani ti doveva condurre
al centro della nostra Italia,
per lucrare l’Indulgenza della Porziuncola di Assisi,
donaci lo spirito della viva fede che illumini a noi pellegrini
in questa valle di lacrime,
il sentiero che porta all’eterna vita.
I gigli che spuntarono sulla tua tomba,
mostrino a noi il profumato candore di quella virtù
che rende forti la giovinezza veneranda la canizie,
e di tutti gli uomini fa degli angeli sulla terra.
Stretti attorno alle tue venerate spoglie mortali
che la Bontà di Dio ci ha lasciato in preziosa eredità,
fieri di tanta ricchezza,
osiamo sperare che,
al termine della nostra giornata terrena,
ci possiamo ancora tutti stringere a Te
nella serena Dimora dei Beati,
di dove ci guardi e ci benedici, nostro amato Patrono.
Così speriamo; e così sia.
(Con Approvazione
Ecclesiastica)
INNO
AL BEATO ENRICO
1) Di
bianchi fiori splende l’altare,
in questo giorno sacro al tuo nome.
Di grande luce brilla il tuo viso,
tutti beati rendi nel cuor!
Rit.
Proteggi questa Terra,
la terra di Passano.
Beato Enrico, dona
Ai giovani speranza.
2)
Dall’Ungheria, pellegrin devoto,
ai
luoghi sacri di nostra fede;
qui ti fermasti e in dono lasciasti
il
Santo Corpo sempre con noi.
3)
La dura strada del pellegrino
E i bianchi gigli sulla tua tomba,
dicono a tutti che tra le spine
della purezza cresce il candor!
4)
Dal celo guarda la tua Passano,
su tutti effondi grazie celesti
e con Maria Madre e Regina,
prega per noi nostro Signor!
(Testo e musica di Marzio Cavallucci) |