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BEATA
ELISABETTA RENZI
CRONACA DI
UNA BEATIFICAZIONE
Il 18 giugno 1989 nella Basilica di San
Pietro in Roma, Giovanni Paolo II ha pronunciato diverse volte il nome
del nostro paese: Coriano, un fatto che è rimbalzato in tutta Italia,
attraverso i più e meno noti mezzi d'informazione e che ci ha
sicuramente portato una discreta notorietà. Ma il nominare Coriano
comportava la congiunzione di un altro nome, forse più importante,
almeno come fatto storico, quello di Elisabetta Renzi, corianese di
adozione. Abbiamo parlato molte volte di questo illustre personaggio,
non solo in occasione di questa data, ma anche in anni passati, ma il 18
giugno la popolarità di questa figura si è ulteriormente rinvigorita e
questo perché nella più completa solennità di San Pietro, ha ricevuto
uno fra i più grandi onori che la Chiesa Romana possa concedere ad una
persona, la proclamazione a Beata e quindi venerabile sugli altari.
La nostra Elisabetta ci ha ancora attratti verso di sé e verso quel
convento delle Maestre Pie dell'Addolorata di Coriano. Ma cosa era quel
convento nello scorso secolo? Perché tanto scalpore intorno a quella
Pia Casa in questo anno? E poi: cerimonie sacre e culturali;
rappresentazioni e convegni; inaugurazioni e concerti, il tutto alla
presenza di autorità religiose e civili e decine e decine di suore e di
persone ferventi, non solo di Coriano, ma di ogni dove.
Questo è dovuto al privilegio di possedere nel cuore della nostra amata
Coriano,
in Provincia e Diocesi di Rimnini,
una Casa Madre di un
istituto religioso femminile, assai
diffuso in Romagna e non solo, ma anche in altre regioni d'Italia, nella
Repubblica di San Marino, negli Stati Uniti d'America, in Messico, in
Brasile, in Bangladesh ed ultimamente in Africa.
Ma chi era Elisabetta? Sicuramente una donna normale, che ha evidenziato
fin da bambina una personale vocazione religiosa, riversata da una
famiglia fondamentalmente cristiana, una vocazione che avrebbe dovuto
inserirla, dopo un breve transito quale educanda nel monastero delle
clarisse di Mondaino, a quello delle agostiniane di Pietrarubbia, nel
pesarese, come monaca di clausura, se la caotica situazione politica
italiana di quel periodo, non fosse stata molto critica verso le
istituzioni religiose ed un decreto napoleonico, non avesse stabilito la
totale chiusura di tutti monasteri. Il decreto napoleonico trovò
Elisabetta novizia a Pietrarubbia ed il ritorno a casa, dopo questa
breve esperienza comunitaria fu veramente traumatico.
Ma non sempre il tempo è un ottimo risanatore corporale, tantomeno non
lo è come risanatore spirituale, e: sebbene Elisabetta passasse in
maniera spensierata la sua giovinezza assieme ai suoi genitori ed alle
sue più intime amiche, il suo cuore continuava a meditare la vocazione
religiosa. Solo il suo ingresso nel povero e fragile Conservatorio di
Coriano, avvenuto il 29 aprile 1824, poté concederle una certa
tranquillità spirituale.
Elisabetta nacque a Saludecio il 19 settembre 1786, da genitori
benestanti, fedeli alla politica dello Stato della Chiesa, allora
dominante su tutta la Romagna, Giovanbattista Renzi
fu il padre e Vittoria Boni la madre, questa di nobili origini
urbinati. Elisabetta crebbe assorbendo un sincero amore familiare, era
la più coccolata poiché era la più piccina, la sua educazione inizio
subito in famiglia, dove apprese con piacevole costanza le diverse
pratiche femminili sia domestiche sia spirituali. Il padre era
amministratore dei beni del monastero di Mondaino ed ecco perché
Elisabetta volle allontanarsi dal suo paese e recarsi a Pietrarubbia,
vicino al monte Carpegna, per assolvere con coerenza alla sua ferma
decisione di farsi monaca.
Ma se il mondo crollò sopra Elisabetta ed il suo ritorno a casa fu
pieno di sofferenza ed indecisioni, il Conservatorio di Coriano offriva
un nuovo modello di religiosità, abbastanza idoneo per assolvere ai
suoi radicati principi religiosi e dietro il consiglio del suo parroco,
Elisabetta si avviò sulla strada del Conservatorio, per inserirsi con
fervido convincimento nella
povera comunità.
Orgoglio di Coriano, il Conservatorio, detto anche Pio Ritiro, esisteva
già dal 1818, voluto da Don Giacomo Gabellini, sacerdote sensibile ai
problemi ed alle esigenze della locale gioventù, parroco di Monte Tauro,
piccola e vicina frazione del comune di Coriano.
Come prima direttrice del Conservatorio,
Don Gabellini scelse la maestra Prudenza Uccellini, donna zelante, molto
conosciuta nel riminese, originaria di Ravenna; con il suo trasferimento
a Coriano, avvenuto il 27 maggio 1818, la gioventù femminile iniziò a
ricevere una sommaria istruzione in diverse attività: nel
comportamento, nel
far di conto e nelle
pratiche domestiche, il tutto
animato da un vero e profondo amore cristiano.
Il Conservatorio di Coriano, era unico nel suo genere di tutta la
Romagna, intorno ad esso si muovevano pie donne specializzate
nell'insegnamento e facoltosi sacerdoti, entusiasti ed
orgogliosi nel vedere i positivi successi che l'Opera elargiva,
tant’è vero, che fin dai primissimi anni di attività del
Conservatorio, si iniziò a parlare di diffonderne il modello in altri
piccoli centri della Romagna e delle vicine Marche.
L'attività delle pie donne del Conservatorio si svolgeva in una modesta
casetta, sita in via Malatesta, con annesso un piccolo cortile. A quei
tempi, la casetta era situata fuori dal paese. Tra le Opere più
consistenti vanno segnalante un oratorio domenicale per le fanciulle ed
un convitto interno.
Ben presto affiancarono l'Uccellini altre
signore volonterose, fra le quali: Maria Antonietta Mainardi, nata a
Bagnacavallo, che fu solida spalla alla già amica Uccellini e che
diverrà il giorno 29 agosto 1839 Maestra Pia, assieme ad Elisabetta.
Il 16 novembre 1820, l'instancabile Prudenza Uccellini lasciò il
Conservatorio con la morte, a solo due anni dalla sua apertura e quindi
ancora in condizioni precarie ed instabili.
Dopo lo spegnersi di questa fondamentale figura, ecco presentarsene
un'altra: Suor Maria Agnese Fattiboni, monaca di clausura presso il
soppresso Monastero delle Clarisse di Forlì; subito le furono date le
redini del Conservatorio, come seconda direttrice. Con lei il
Conservatorio ricevette una certa prima impronta monastica; da subito
Suor Maria Agnese organizzò la vita delle pie donne nella preghiera,
nell'insegnamento e nel lavoro. Era sicuramente una donna determinata,
colta e ricca di carità e da Don Gabellini era ritenuta una figura
ideale per l'Opera corianese.
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CORIANO - CASA
MADRE
ISTITUTO MAESTRE PIE DELL'ADDOLORATA
Il piccolo paese di Coriano vedeva con grande apprezzamento i positivi
risultati del Conservatorio, in particolare lo notavano gli anziani, che
verificavano nelle fanciulle maggiore educazione e più attenzione;
anche il Consiglio Comunale approvava con pubblici attestati
l'instancabile operosità delle pie signore, elargendo talvolta anche
modesti contributi economici.
Ed ecco Lei, Elisabetta, inserirsi con i suoi 38 anni, dunque donna
matura, entrare nella movimentata vita del Conservatorio, in questi
appunti non si dovrebbe considerarla né più né meno delle altre pie
donne, tutte con la loro dedizione verso l'educazione della gioventù
femminile, alcune con la loro insicura vocazione religiosa, altre già
monache fuggiasche a causa della soppressione dei monasteri voluta da
Napoleone; ma di Lei si dovrà parlare staccandola dalle altre, per la
forza e l'energia spirituale che ha riversato nel piccolo Conservatorio.
Forse il Conservatorio senza Elisabetta avrebbe concluso la propria
pregiata esperienza, o forse avrebbe ancora continuato ad operare come
scuola cattolica, ma con Elisabetta le cose non vivevano nel forse, bensì
nella più esplicita certezza. Le poche sue biografie la descrivono come
un personaggio ostinato se non cocciuto nei suoi intenti, ma traboccante
di carità e di soave dolcezza ed ecco un motivo perché il 18 giugno in
San Pietro si parlò solo di Lei, presentandocela quasi come una
“diva”, che la Chiesa ha fatto sua attraverso il Decreto di Giovanni
Paolo II. Questo solo per aver vissuto
semplicemente nel Conservatorio di Coriano buona parte della sua vita,
trasformando quel Pio Ritiro in una
vera Istituzione.
Dunque quanti personaggi per un unico scopo, tutti impegnati a svolgere
il loro compito: Don Gabellini capì per tempo le necessita culturali e
spirituali della Romagna rurale, aprendo alle umili fanciulle quel
fragile Conservatorio, ora dimenticato anche dalle stesse Maestre
Pie dell’Addolorata; l'Uccellini iniziò la direzione dell'Opera con
la totale mancanza dei mezzi primarie ed essenziali; Suor Fattiboni
diede il primo impulso monacale a quelle semplici donne; alla Renzi toccò
chiudere l'epoca del Conservatorio e con il riconoscimento ufficiale
diocesano del 22 agosto 1839 avviare l'epoca dell'Istituto Maestre Pie
dell'Addolorata di Coriano, aprendo altre case filiali in altri centri
rurali: Sogliano al Rubicone, Roncofreddo, Faenza, Cotignola, Savignano
sul Rubicone e Mondaino.
Un personaggio da ricordare è anche Suor Agostina Galli, che il sette
marzo del 1959, dopo diversi anni di inguaribile malattia, giunse verso
le ore 11.15 l'ultimo istante della sua religiosa esistenza, ma, per
intercessione della Sua amata fondatrice si alzo miracolosamente dal
capezzale gridando "E' l'ora del miracolo..." chiedendo quindi
del cibo.
La Chiesa riconobbe questo evento come miracolo, portando così
Elisabetta tra le schiere dei Beati.

Con il 18 giugno non solo si è dato atto
dell'eroicità di Elisabetta, presentandola al mondo Cristiano, ma si è
anche dato un consenso a quella modesta casetta del Conservatorio ed a
tutte quelle Pie Donne che, guidate da Don Gabellini, hanno iniziato la
difficoltosa strada della storia delle Maestre Pie dell'Addolorata ed è
giusto che anche Coriano si senta parte importante in questi
avvenimenti.
Il Conservatorio di via Malatesta è
ancora in attesa di una sua chiara collocazione nell'ambito
organizzativo dell'Istituto, che ci auguriamo non solo voglia
recuperare il
passato, ma voglia
anche inserire degnamente la
Casa Madre nell'ambito del
futuro. Quella
che ora chiamiamo Casa Madre,
per Elisabetta
era il tutto, nella chiesa
di Casa Madre di Coriano, dal giorno della sua morte, avvenuta il 14
agosto 1859,
Elisabetta continua ad essere presente e certamente, continua ancora a dare una forte
mano nella
valorizzazione dei piccoli centri rurali, da Lei tanto amati.
(da
Storie e Racconti Locali di Marzio Cavallucci - 1991)

CHIESA DELLA "MADONNA
ADDOLORATA"
ISTITUTO MAESTRE PIE DELL'ADDOLORATA
CASA MADRE DI CORIANO - RN
CAPPELLA CONTENENTE I RESTI MORTALI DELLA
BEATA ELISABETTA RENZI
Preghiera per ottenere grazie attraverso l’intercessione
della BEATA ELISABETTA RENZI
Ti benedico, Signore Gesù Cristo,
che hai voluto scegliere la
Beata
Elisabetta Renzi
per manifestare al mondo la gioia di conoscerti,
amarti
e seguirti.
Infondi, ti prego nel mio cuore,
il suo grande amore verso i fratelli
e l’ardente sua brama di annunziare
dovunque il Vangelo della salvezza
affinché tutti possano conoscere amare
e seguire Te, Via, Verità e Vita.
Per sua intercessione concedimi
anche,
se è tua volontà,
la grazia particolare che umilmente ti
chiedo.
Amen.
(Tre Gloria alla SS.ma Trinita’)

PARTICOLARE
DELL'ICONA DELLA BEATA
CONSERVATA NELLA CHIESA PARROCCHIALE DI CORIANO - RN |